Bruna Tamburrini


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Nefertari 2

Ciō che colpisce nella tomba di Nefertari nella Valle delle Regine č il fatto che la regina appare sempre da sola nel suo viaggio verso l’aldilā, viene accompagnata dalle divinitā, ma non c’č il faraone Ramesse II. Egli appare solo nel titolo principale della regina “ La grande sposa del re”. Manca anche il suo cartiglio. Ma in altri templi la regina appare sempre a fianco del faraone.
L’etā della morte di Nefertari probabilmente č intorno al 1255 a.c.
Nella tomba non ci sono riferimenti ai sette figli di Nefertari e non ci sono immagini che richiamino alla memoria la vita terrena della regina. Il tutto č proteso verso l’aldilā, verso la vita ultraterrena. Vengono riprese le iscrizioni geroglifiche del libro dei morti e si ripetono le formule che assicurano la salvezza nell’aldilā. “I testi e le immagini si basano sui miti relativi alla morte e alla resurrezione di Osiri, il dio della fertilitā, del sole e dell’oltretomba” (op.cit pag 73).
Nella tomba vengono raccontati gli incontri di Nefertari con gli dei, c’č quindi una visione religiosa del mondo.
 
IL CORREDO FUNERARIO DI NEFERTARI
 
La camera funeraria della regina, una volta scoperta da Schiapparelli, era stata saccheggiata dai ladri e rimanevano solo pochi resti: “Il coperchio, ridotto a tre quarti circa, del sarcofago esterno in granito rosa del quale si rinvennero abbandonati sul pavimento della sala medesima tre grandi e molti piccoli frammenti, alcuni frammenti di legno rivestito di foglia d’oro, pertinenti probabilmente al sarcofago interno e pochi elementi, non tutti integri, del corredo, in tutto 34 “ushabti”( statuine funerarie di colore nero perché ricoperte da una sostanza resinosa scura, una specie di bitume e considerata dagli Egizi una sostanza divina, capace di proteggere l'oggetto e garantirgli la possibilitā di vivere nell'Aldilā- op.cit.pag.194), due coperchi di cofanetti e altri elementi di mobilio, una statuetta lignea di ibis modellata assai finemente, che purtroppo manca del capo e delle zampe, alcuni vasi, in gran parte frammentari, porzioni di tessuti e di corde, e un paio di sandali di fibre vegetali realmente usati dalla sovrana. Al suo corpo appartengono forse i resti mummificati di due gambe rinvenuti ancora in situ. Chiuso in una nicchia nella parete di fondo della sala del sarcofago si rinvenne un amuleto “djed”[1] di finissima fattura”.[2]


[1] Il pilastro “djed” č simbolo osiriano di stabilitā e di durata ed č stato trovato in una piccola nicchia occultata nella parete di fondo della sala del sarcofago. Si evocava il seguente rito: venivano racchiusi quattro amuleti in un “mattone magico” di terra cruda e secondo un preciso orientamento: all’interno della camera funeraria c’erano: un piccolo “ushabti” rivolto a nord, una torcia a sud, un Anubi sotto forma di sciacallo a est e il “djed” a ovest. Ciascun amuleto aveva un preciso compito che era quello di proteggere la tomba da eventuali pericoli.
[2] Fondazione Memmo-The Getty Conservation Institute, op. cit. pag. 191



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